AVANA

Il risveglio è faticoso. Dopo la doccia, infiliamo gli stessi abiti del giorno precedente. Non abbiamo nemmeno lo spazzolino da denti. Fuori fa caldo. Nell’anticamera il tavolo è già pronto per la colazione: frutta, pane, burro. Dei coloratissimi thermos sono pieni di caffè, latte, acqua. Dopo aver assaggiato di tutto, esco sul terrazzo. Poco dopo la ragazza che ha preparato la colazione mi raggiunge e mi racconta un po’ della sua vita. L’unica cosa che mi viene in mente, è dirle che noi abbiamo perso le valigie. Sembra preoccupata. Mi vien da ridere al pensiero che non ho nulla da mettermi e questa sera ho un tavolo prenotato alla « Guarida », il ristorante più chic dell’Avana. Non voglio pensarci! Niente riuscirà a rovinarmi la giornata. Sono all’Avana, non vedo l’ora di visitare i vecchi quartieri, di scoprire ogni angolo della città che tanto mi ha fatto sognare.

Alle 9:30 scendiamo sotto casa, aspettiamo Etienne, la nostra guida. Sarà lui ad accompagnarci tutto il giorno in giro per la città.

Cominciamo dalla vecchia Avana. Dopo qualche passo siamo già fermi     « Ciao Etienne », altri due passi, « Hola Etienne », al suo passaggio la gente sorride si ferma a salutarlo. In quel momento penso che, se continuiamo cosi, ci vorrà una settimana solo per visitare il quartiere. 

Stan ha sulle spalle un pesantissimo zaino pieno di obiettivi e macchine fotografiche. La fotografia è una delle sue passioni. A dire il vero, anche io ho al collo la mia macchinetta fotografica, solo che... accidenti, mi sono dimenticata la batteria in camera. Il mio compagno mi guarda divertito; ci organizzeremo in questo modo: lui farà le fotografie, mentre io mi concentrerò su tutte le domande da porre alla guida.

Iniziamo dunque col conoscere la guida, in fondo rimarrà assieme a noi per i prossimi due giorni. Cercherà di venderci sigari contraffatti? Ci chiederà qualche spicciolo per ogni informazione? Sono scettica. Forse ci porterà in qualche vicolo buio nei quartieri malfamati, ci tramortirà e ci deruberà senza nessuno scrupolo. Sinceramente, mi sembra un ragazzo serio, però non si sa mai... Non mi sembra di aver mai sentito un cubano chiamarsi Etienne, magari è un nome falso... rido dei miei pensieri surrealisti. Inizia l’inquisizione, non gli lascerò via di scampo. Etienne risponde cortesemente a tutte le mie domande. Dopo gli studi di ingegneria, ha svolto per anni il suo lavoro alle dipendenze dello Stato (primo datore di lavoro sull’isola per molti cubani ). Tutt’ora impiegato nel settore pubblico, ora fa parte di « Eco Tours » e in collaborazione con le agenzie di viaggio, si occupa di far conoscere ai turisti la storia del suo paese.

Per quanto mi riguarda, ciò che mi interessa oggi, non è la storia della « Rivoluzione » né il nome di tutte le splendide chiese che riempiono l’isola. La storia che mi appassiona principalmente, quella che mi incuriosisce e che vorrei conoscere, è sicuramente un’altra:

quella del popolo cubano. 

Quanto guadagna mensilmente un cubano?

Etienne risponde all’ennesima domanda: « Vuoi sapere la media mensile? Circa 13 CUC ». Lo guardo smarrita, come si può vivere con così poco? Come nutrirsi, come avere una vita dignitosa, malgrado un salario così misero?

« Vieni con me, voglio farti vedere qualcosa ».

Entriamo in una « bodega » il negozio statale.

Un bancone, una vecchia bilancia, qualche scaffale. Al nostro ingresso, un uomo ancora assonnato si alza in piedi. Ho paura di disturbare, il negozio è vuoto. Etienne prende la « libreta » ed inizia a spiegarmi: « Simbolo dell’uguaglianza comunista, il libretto degli approvvigionamenti è un sistema di razionamento delle provviste, distribuito a tutte le famiglie cubane. Voluto da Fidel Castro, e tutt’ora gestito dal governo, permette di ottenere prodotti di prima necessità ad un prezzo simbolico. »

• Olio : 1/2 litro al mese per persona

• Zucchero : 6 libbre mese/pers.

• Riso : 5 libbre mese/pers.

• Latte: 1 litro al giorno per ogni bambino al di sotto dei 6 anni

• E così via... fagioli, caffè, pollo, pane. La quantità non soddisfa certamente il fabbisogno mensile del popolo cubano.

Stan scatta qualche foto, ho bisogno di prove, di sapere che il mio non è un brutto sogno, una finzione, una semplice « chiacchiera », una leggenda inventata per impietosire i turisti. Ho davanti ai miei occhi la nuda, cruda...realtà.

In seguito, Etienne ci farà visitare tutta la Avana...

Il Capitolio

Ph.Web

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Il Capitolio dell'Avana, fu sede della Camera dei rappresentanti del Senato fino alla rivoluzione di Castro.

Costruito dal 1920 al 1929, è l'esatta riproduzione del campidoglio di Washington.

Piazza della Rivoluzione

Plaza de la Revolución acquista una fama internazionale con la Rivoluzione cubana. La sua costruzione  e quella del memoriale a José Marti, furono completate nel 1959 (anno della salita al potere di Fidel Castro).

Di fronte al memoriale troverete il ministero degli interni e delle comunicazioni, sulle cui facciate sono poste le gigantografie in metallo con l'immagine famosa di "Che Guevara"con la scritta "Hasta la victoria siempre"  e la scultura con il volto di Camilo Cienfuegos con la citazione "Vas bien, Fidel".

Il Malecon

Il Malecon, è un'arteria a sei corsie situata di fronte al mare.  La sua lunghezza di otto chilometri, è protetta interamente  da un enorme muro, che inizia dal porto della città situato ne "La Habana Vieja", fino al quartiere del Vedado.

La costruzione del lungomare iniziò nel 1901, sotto il governo provvisorio statunitense, e continuò in tappe successive per circa cinquant'anni. L'obiettivo della sua edificazione, fu quello di proteggere la città dalle acque, tuttavia in seguito divenne un luogo abituale per le passeggiate notturne dei cittadini e per pescatori occasionali.

Playas dell’Este

Le spiagge dell'Este si estendono su una ventina di chilometri lungo la costa settentrionale della regione dell'Avana. I loro nomi, da ovest a est, sono: Tarará ; El Mégano; Bacuranao; Santa María del Mar; Boca Ciega; Guanabo ; La Veneciana e Brisas del Mar.

Lontane dallo sfarzo delle spiagge turistiche più rinomate, le " Playas del Este" sono prese d'assalto dalla gente del posto, ed hanno il merito di invitare i turisti a scoprire un altro volto dell'isola: più crudo, più autentico... più cubano!

E per finire, Etienne mi insegnerà i passi base della « Salsa », ci presenterà l’ex Guardia del Corpo di Fidel Castro, un omone corpulento che dopo 25 anni di servizio e la scomparsa del « Rivoluzionario » è rimasto senza lavoro. L’ultima tappa ci porterà all’interno dello storico « edificio Bacardi ». In un ufficio al secondo piano, faremo la conoscenza di tutto lo staff che ha organizzato il nostro viaggio. Recupereremo i vouchers, gli indirizzi, numeri di telefono, ma soprattutto conosceremo Ivan che ci accompagnerà all’aeroporto per recuperare le nostre valigie.

LA GUARIDA

Diventato famoso per aver ospitato nel 1993 il set del film « Fresa y Chocolate », la Guarida è indubbiamente il « Paladar » (ristorante privato) più celebre ed esclusivo dell’Avana.

Ph. web

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Frequentato da vip internazionali, le recensioni sulla Guarida si sprecano: Trip Advisor, le Routard, tutti ne parlano. Ma che cosa rende così speciale il Paladar?

Vittima del suo successo...

Un mese prima della partenza, dopo aver letto numerose recensioni positive su Trip Advisor, visito il sito ufficiale della Guarida e decido di prenotare via email. L’unica richiesta mirata è un tavolo sul terrazzo per poter fumare tranquillamente. Ah i vizi... La risposta immediata è accompagnata da un vademecum che leggo attentamente: Gentile signora, La sua prenotazione è stata confermata per il giorno 6 febbraio alle ore 21:00, tuttavia necessita di un’ulteriore conferma telefonica il giorno antecedente o la stessa verrà cancellata. La prenotazione è valida con una tolleranza fino a 15 minuti dopo l’orario prefissato, dopodiché il tavolo potrà essere assegnato ad altri clienti. Le ricordiamo che il tavolo rimarrà a disposizione del cliente per una durata massima di due ore.

Riassunto dell’epopea vissuta in loco: Ho appena recuperato le valigie all’aeroporto. Sono le 20:40. Mi rimangono 20 minuti per salire le 3 rampe di scale ( con una valigia di 22 kg. ), prepararmi, chiamare un taxi, ed arrivare al ristorante più «chic» dell’Avana. Non ho il tempo di truccarmi nè di scegliere il vestito adatto: ne prendo uno al volo. Devo infilare le scarpe e scendere di corsa...  Disfo in fretta la valigia buttando in aria tutto ciò che mi capita per le mani. La stanza è oramai più incasinata di Beirut durante i bombardamenti. Dove accidenti ho messo l’altra scarpa? Ora ricordo, l’ho tirata fuori dalla valigia prima di partire, volevo mostrarla ad un’amica... tic tac tic tac...mi viene da piangere nel vedere ciò che mi resta nella borsa di plastica accanto al letto: un paio di infradito da spiaggia! Ma oramai non c è più tempo...

L’edificio che ospita la Guarida, originariamente noto come « Mansion Camagüey » è un vecchio palazzo borghese di stile barocco, decadente. Vi si entra attraverso una grande porta in legno. La prima scalinata di marmo è imponente e mi lascia a bocca aperta. Un maestoso dipinto sulla destra ritrae il volto di Camilo Cienfuegos.

Mentre salgo la seconda scalinata mi ritengo « quasi » fortunata di indossare un paio di ciabattine bianche. 
Appena varco la soglia del famoso ristorante ricordo immediatamente che « Madonna » ha festeggiato qui il suo compleanno. Già, proprio qui. Visto l’andazzo, ed il dress code imposto, se non mi sbattono fuori appena mi vedono, minimo incontro Brad Pitt seduto al tavolo di fronte.« Signore, ti prego... aiutami, fai in modo che ci sia una panne di corrente! ».

Una hostess ci accoglie a l’entrata del Paladar. Solo dopo aver verificato la prenotazione, ci propone di prendere un aperitivo al bar lounge che si trova nel terrazzo al piano superiore. Vi si accede mediante una piccolissima scala a chiocciola. La vista da quassù è spettacolare ... ai confini del cielo. L’Avana ai nostri piedi. Ordiniamo due mojito: non abbiamo nemmeno il tempo di brindare che un’elegante signorina ci informa che il nostro tavolo è pronto. Dobbiamo scendere. Ripercorrendo lo stretto corridoio, noto sulla sinistra un terrazzo con dei tavoli apparecchiati. Fa molto caldo. Il cameriere non si ferma. Ci fa strada attraverso una sala, l’arredamento ricco di storia mi ricorda « Central Perk » . Le luci sono soffuse. Ancora un passo, forse due...fisso sbalordita il minuscolo Balcone. Nel mezzo un unico tavolo ricoperto da un’elegante tovaglia bianca, le posate d’argento, le candele accese, uno sfondo di musica jazz...per l’ennesima volta nel giro di un’ora rimango esterrefatta. L’atmosfera è surreale, tutto è deliziosamente perfetto!

La mia opinione:Nonostante la location sia atipica e suggestiva ed il personale degno di un ristorante gastronomico europeo, il cibo non è all’altezza della cornice. Le carte di credito non vengono accettate. Passateci per un aperitivo, e cenate altrove!

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