Le vacanze di una volta...

Dalle cartoline ai social media

Se nel 2018/2019/20/21/22 ( questo testo l'ho scritto qualche anno fa ) si parla di “viaggi” e non più di semplici vacanze, è perché negli ultimi 40 anni, le cose sono cambiate radicalmente.

L’aereo negli anni '80 era un lusso per pochi.

La prima volta che ne vidi uno, fu sfogliando l’album di fotografie di Zia Lidia, rimasi incantata, e fissai la fotografia per ore.

Zia Lidia

Zia Lidia

Cosa si provasse nel rimanere sospesa in aria, l’avevo sperimentato solo salendo sull’albero di cachi dell’orto di mia nonna; fu li che collaudai il mio primo volo, con viaggio premio al pronto soccorso e 5 punti di sutura come souvenir.

L’estate per noi bambini degli anni 70, aveva un altro sapore, e la parola “vacanze” un altro significato: si andava a “prendere l’aria buona”, quella che ti permetteva di curare tutte le malattie. Avevi avuto la bronchite? Ti portavano al mare: iodio, sodio, fosforo... la nonna aveva la pressione bassa? Si partiva in montagna!

Le vacanze di una volta non venivano fatte per scoprire nuovi mondi, ma erano un toccasana per la salute, una SPA all’aria aperta che ti rimetteva in sesto per tutto l’anno.

Come si viaggiava negli anni '80?

Noi partivamo compatti con la Fiat 127 verde di mio zio, che per l’occasione prendeva due giorni di ferie e ci accompagnava a destinazione.

Il primo giorno serviva a caricare la macchina, si impacchettava tutto: lenzuola, asciugamani, pentole e portapacchi, ed il giorno seguente ci si metteva in viaggio già all’alba. Non c’era l’ansia della partenza, quella al massimo ti veniva se ti dimenticavi a casa la Moka, ma bisognava partire con il “fresco” ed evitare l’esodo, anche se il bollino nero era fisso, e nessuna partenza poteva essere definita statisticamente “intelligente” fino al 15 settembre. Nonostante le ore di coda nessuno si lamentava. Il GPS era la zia, che quella strada, con le sue sessanta primavere, l’aveva già percorsa almeno una ventina di volte. In macchina si cantava a squarciagola con i finestrini aperti. Ripensandoci ora, credo che Pippo Baudo avesse scoperto più talenti ai semafori, in un sabato qualsiasi degli anni '80, che Maria De Filippi ad “Amici” nelle ultime 5 stagioni.

Qualche anno dopo, i viaggi cambiano...

Ci si sposta di più ma i soggiorni sono più brevi.

Italiani in coda ( Ph. web)

Italiani in coda ( Ph. web)

Ho circa 10 anni quando mia madre organizza, assieme ad un’amica, una vacanza a Firenze. Io vorrei andare al mare, e invece mi ritrovo al giardino di Boboli.

“Lo sai che qui venivano a passeggiare i Dei Médicis?”

Più che una vacanza sembra una lezione di storia, “impara l’arte e mettila da parte”. Non si affitta più un appartamento per la stagione, si va all’hotel. Li  non si può uscire a giocare, non puoi nemmeno rimanere in camera, si vaga tutto il giorno, camminando senza sosta. Noi arriviamo fino a Ponte Vecchio... Che barba, a Venezia ne ho già visti tanti di quei ponti “vecchi” ; magari un giorno li butteranno giù e ne costruiranno di nuovi, di moderni, quelli li vorrei proprio vedere... anzi Mamma, se proprio vuoi viaggiare, la prossima volta andiamo a Brooklyn ; li c’è un ponte favoloso ; l’ho visto nelle cartine delle gomme americane!

Che noia, anche  il Brunelleschi? E pensare che in valigia ho messo il mio primo “bikini”, non il solito costumino unisex verde. Quello dei costumi anni 80, è un trauma che mi porto ancora dentro... lo chiamavo: "effetto pidocchio a catena Amanda Lear".

Spiego:

Se negli anni 80 a scuola prendevi i pidocchi, il metodo era radicale : ti rasavano i capelli .

Io i pidocchi non li ho mai avuti, ma per mia nonna “prevenire era meglio che curare”. Fu' così che in prepubertà, mi ritrovai con un taglio talmente corto, che aggiunto all'essere scavezzacollo, ed il costumino verde, sembravo più Mario Giordano da piccolo che una bambina qualsiasi. Insomma, con quelle caratteristiche, subivo l’effetto Amanda; nessuno alla prima occhiata, riusciva chiaramente a definire il sesso. Ecco perché il mio primo “triangolo”, assunse un ruolo fondamentale in quella calda estate. Quel pezzetto di stoffa, a parer mio, avrebbe dovuto essere sancito dalla Convenzione dei diritti sull’infanzia ; era la mia quota rosa nel mondo in cui mi affacciavo.

Le città d’arte per noi bambini, non erano di certo viaggi di piacere.

Se Firenze per la sua bellezza riusciva a far venire la pelle d’oca a mia madre, a me faceva accapponare la pelle, e non certo per l’itinerario delle opere di Giotto, che consideravo già noioso di suo, ma soprattutto per quello del mostro di Firenze, che in quegli anni mi faceva più paura dell’uomo nero che  prendeva i bambini un mese intero.

Sono sempre stata consapevole di essere una “rompiscatole”, ma in quella settimana, superai ogni limite, mettendo mia mamma e la sua amica, di fronte ad un dilemma Shakespeariano con un solo comune denominatore: farmi indossare il costume tanto agognato.

L’alternativa al buttarmi nell’Arno con una pietra al collo (ipotesi che scartarono immediatamente quando ricordai loro che era proibito fare il bagno per almeno tre ore dopo l’ultimo pasto), fu quella di cedere, e partire in Versilia...

Infilai il mio trofeo a bordo di una Renault 5 azzurra metallizzata.

Piovve per tre giorni.

Scusa mamma... per farmi perdonare, negli ultimi anni, ho visitato quasi tutte le città d’arte Europee!

Parigi

Parigi

Londra

Londra

Gli anni 90

Erano gli anni di Dolly e di Cioè, giornalini per adolescenti. Ci si trovava di tutto: da come limonare, al look da Paninaro. Ricordo che sfrangiai i pantaloni con le forbici, un paio di Cerutti 1881. Mia nonna per poco non svenne.

E poi c’era lui: un noto cantante degli anni 90. Il giornale scrisse che era nato a Boston, invece anni dopo, scopro che è di Bresso, ma l’America fa sognare, e rende il personaggio più affascinante. La foto che lo ritrae abbronzatissimo, contrasta con la sabbia bianca e il mare turchese... non ho mai visto un azzurro così intenso ; a Jesolo, quando entri in acqua, non ti vedi più i piedi. Lui lo dimentico in fretta, ma continuo a sognare quell’oceano e le sue isole. Sogno che realizzerò molti anni dopo alle Maldive!

Stessa spiaggia stesso mare

È finita un’epoca, quella delle vacanze disastrose e ripetitive, è l’ultimo decennio senza internet, ed ecco la novità, si scopre lui:

Il tour operator!

Come dimenticare lo slogan di Alpitour : "Turista fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi"...

Spot Alpitur " Turista fai da te? ahi ahi ahi"

Tutto sembra più facile, ci si affida ad un’agenzia. La meta in voga è il mar rosso, ma il budget è tutt’altro che irrisorio. Credo che ci sia stato un boom di matrimoni anni 90, solo per andare in viaggio di nozze a Charm el-Cheikh.

I ragazzi indipendenti e spregiudicati partono ad Ibiza, colpa di Sandy Marton. Mia cugina va alle Maldive, ha una storia con un tizio che gioca nel Milan... pare che sia meraviglioso, non lui, viaggiare così lontano. Quando torna, mi racconta che una bottiglia d'acqua minerale costa 6.000 Lire, ma la sabbia è davvero bianca. Inizio a sognare, faccio un rapido calcolo mentale: se lavoro tutta l'estate per vent'anni, io alle Maldive potrò addirittura offrirmi un cornetto alla panna. Fantastico!!!

Non si sa altro di queste mete, si scopre tutto in loco ; non si sa ancora che in quei fazzoletti di terra sparsi nell'oceano Indiano, esiste la pena di morte per i bambini, che i Maldiviani non possono bere alcolici o fare il bagno in costume nelle loro isolette, che l’unico paradiso alle Maldive è quello che i turisti vedono.

No... non si viaggia, si va semplicemente in vacanza. Il resto conta poco.

Un secolo tecnologico

Ed eccoci qui... nell’era digitale, quella di internet, dei viaggi low-cost, dei check-in online, di TripAdvisor e dei blog!!!

Non si ricevono più le cartoline di una volta, si condividono scatti meravigliosi sui social...

L'’unica cosa che è rimasta uguale negli anni, è la stessa raccomandazione: "Chiama appena arrivi"!

Controllo il cellulare, metto il passaporto in tasca e sorrido.

Penso a Zia Lidia, oggi ha 105 anni, e la casa tappezzata di cartoline. Prima di chiudere la porta, guardo la foto sul mobile: è la sua, quella accanto all’aereo, me l’ha regalata qualche anno fa. Oggi quando le telefono per salutarla, continua a dirmi: "Vai e divertiti, li fuori c’è un mondo intero pronto ad essere raccontato"...

Adesso sono io a farla sognare!